BLACK JACK 09 · ARCHIVIO STORICO

2024/25IL RITORNO

Dopo due anni di silenzio, il Black ricomincia da dove tutto era nato: dalle persone

Ci sono squadre che finiscono quando smettono di giocare. Altre restano lì, sospese, aspettando soltanto qualcuno disposto a rimettere insieme i pezzi.

Per il Black Jack 09 quel momento arriva nel 2024, dopo due anni lontano dai campi.

Per due anni il Black continua a vivere nella sua storia, nelle fotografie e nei ricordi di chi lo aveva vissuto, ma non più sul terreno di gioco.

Poi qualcosa ricomincia a muoversi.

A riportarlo in campo è Stefano Tataranni.

Reduce dall'esperienza con l'Aston Birra, decide di riprendere il progetto biancorosso e di farlo partendo non dal mercato, ma dalle persone.

Tornano alcuni uomini che il Black lo conoscono già: Alessandro Cozzoli, Saverio Traversa, Luca Pastoressa ed Enrico Strambella. Intorno a loro nasce un gruppo nuovo, con Alessandro Tangorra, Vito Colella, Michele Di Munno, Saverio Micunco, Andrea Ventisette, Alex Martino e Giuseppe De Chirico.

La fascia di capitano viene affidata ad Alessandro Cozzoli.

Quattordici anni prima era uno dei ragazzi di quel Black che stava imparando a diventare grande. Nel nuovo corso cambia anche posizione, giocando in mezzo al campo. Adesso è uno degli uomini chiamati a far ripartire tutto.

Giosè Monno, intanto, ha appeso le scarpe al chiodo. Il fondatore non mette mano alla costruzione della squadra e lascia che il nuovo gruppo trovi autonomamente la propria strada.

Alla prima partita, però, viene invitato.

L'avversario è l'Inter Miami.

Lo spogliatoio del Black dopo il ritorno in campo contro l’Inter Miami.
Lo spogliatoio del Black dopo il ritorno in campo contro l’Inter Miami.

Il Black vince 3-1.

Monno torna a vedere da vicino quella maglia e, quasi senza che nessuno lo abbia programmato, comincia lentamente a riavvicinarsi a ciò che aveva contribuito a creare quindici anni prima.

Il Black è di nuovo in campo.

QUATTORDICI ANNI DOPO

Tra i ritorni ce n'è uno che porta con sé un pezzo enorme della storia biancorossa.

Luca Pastoressa aveva appena 18 anni quando era diventato uno dei simboli del primo scudetto. Nel 2024 torna a indossare quella maglia.

E torna segnando.

Contro l'Apache realizza quattro gol e trascina il Black al successo per 4-2.

Dopo il 3-1 all'Inter Miami arriva poi il 3-3 contro il Caradonna: sette punti nelle prime tre giornate e un Black che, quasi inaspettatamente, si ritrova nelle zone altissime della classifica.

Il 23 ottobre il club celebra così il ritorno del suo vecchio bomber:

«14 anni dopo l'ultima partita in biancorosso, Bomber Pastoressa torna come un uragano».

Tre giorni più tardi una prima pagina viene dedicata proprio a lui.

Il passato, improvvisamente, non sembra più così lontano.

Luca Pastoressa mostra quattro dita dopo i quattro gol contro l’Apache.
Luca Pastoressa mostra quattro dita dopo i quattro gol contro l’Apache.

RIALZIAMOCI

Poi arriva il primo schiaffo.

Il 4 novembre 2024 il Black affronta i giovanissimi Gabbiani, una delle sorprese del campionato.

Finisce 4-0.

È la prima sconfitta del nuovo corso, ma quella sera il risultato passa quasi immediatamente in secondo piano.

Pastoressa si fa male al ginocchio. Il suo campionato finisce lì.

A bordo campo ci sono anche Simone Sifanno e Mauro Lorusso, il primo allenatore della storia del Black.

È una di quelle immagini che sembrano annullare la distanza del tempo: uomini dell'anno zero osservano una squadra rinata quindici anni dopo.

Il giorno successivo il giornale del club sceglie una sola parola:

RIALZIAMOCI.

Non è la prima volta.

Nel 2010, dopo il pesantissimo 7-0 subito contro i Reds, il Black aveva raccontato pubblicamente anche la propria caduta.

Quattordici anni dopo lo fa ancora.

Perché, nel bene e nel male, il Black ha sempre raccontato il Black.

RIALZIAMOCI. La prima pagina del club dopo la sconfitta contro i Gabbiani e l’infortunio di Pastoressa.
DOCUMENTO D’ARCHIVIO · RIALZIAMOCI. La prima pagina del club dopo la sconfitta contro i Gabbiani e l’infortunio di Pastoressa.

«IL BLACK È UNA FAMIGLIA»

Quella serata dice qualcosa anche di ciò che sta accadendo fuori dal campo.

Sifanno torna ad assistere a una partita. Monno osserva il nuovo gruppo e, parlando della rinascita del club, riconosce pubblicamente il ruolo avuto da Tataranni:

«Se non fosse per Stefano tutto questo non sarebbe successo».

E poi pronuncia parole che sembrano ricucire il passato con il presente:

«Il Black Jack è una famiglia».

Non è ancora un ritorno alla gestione del club. Monno continua a lasciare spazio a chi lo ha rimesso in piedi.

È qualcosa di più naturale.

Il vecchio Black sta cominciando a riconoscersi nel nuovo.

Le dichiarazioni di Simone Sifanno e Giosè Monno sulla rinascita del Black.
DOCUMENTO D’ARCHIVIO · Le dichiarazioni di Simone Sifanno e Giosè Monno sulla rinascita del Black.

CADERE. E RICOMINCIARE.

L'infortunio di Pastoressa pesa.

Il Black perde 5-2 contro BDetailing, poi arriva un'altra sconfitta contro Mia Collection.

L'entusiasmo delle prime giornate lascia spazio al primo momento realmente difficile della nuova avventura.

La risposta arriva contro il Meta.

Il Black torna a vincere e riprende il proprio cammino.

E mentre Pastoressa è costretto a fermarsi, altri protagonisti cominciano a prendersi la scena. Alessandro Tangorra vive una stagione di grande rendimento e diventa uno dei riferimenti offensivi della squadra. Nel corso dell'anno arrivano anche i gol pesanti di Mangialardi, destinato ad avere un ruolo importante proprio quando la stagione entrerà nella sua fase decisiva.

Il nuovo Black, insomma, comincia a trovare risorse diverse.

La stagione continua tra alti e bassi, fino al terzo posto al termine del campionato.

È abbastanza per giocarsi tutto nella fase decisiva.

E ai quarti il calendario rimette davanti proprio loro.

I Gabbiani.

Quelli del 4-0.

Quelli della notte in cui si era fermato Pastoressa.

DA 0-3 ALLA SEMIFINALE

Dopo appena dieci minuti il Black è sotto 3-0.

Questa volta non c'è un'altra partita a cui pensare. Non c'è una classifica da recuperare.

Se finisce così, la stagione è finita.

Il Black reagisce.

Mangialardi, Tangorra e Di Munno rimettono in piedi una partita che sembrava già perduta.

Poi arriva Andrea Ventisette.

Il suo gol completa la rimonta.

Da 0-3 a 4-3.

Il Black Jack è in semifinale.

Il documento dedicato alla rimonta contro i Gabbiani: da 0-3 a 4-3, il Black è in semifinale.
DOCUMENTO D’ARCHIVIO · Il documento dedicato alla rimonta contro i Gabbiani: da 0-3 a 4-3, il Black è in semifinale.

QUINDICI ANNI DOPO

Contro BDetailing il campo dice 3-2 per gli avversari.

Sembrerebbe la fine.

Ma la società rileva l'impiego di un calciatore non presente nella lista consentita e presenta ricorso.

Il ricorso viene accolto.

Il Black va in finale.

Sono trascorsi quindici anni dall'ultima volta.

Dall'altra parte c'è il Real Macid. E anche lì c'è un pezzo di passato: Gaetano Costanzo, un tempo giocatore del Black, stavolta è dall'altra parte.

La finale termina 4-2 per il Real Macid.

Il trofeo non arriva.

Ma forse, per capire davvero quella stagione, bisogna tornare indietro di dodici mesi.

Quella squadra non esisteva.

Il Black non giocava più.

Molti dei suoi protagonisti avevano preso altre strade. Alcuni sembravano appartenere definitivamente alle fotografie di un'altra epoca.

Nel giro di una stagione il Black Jack era tornato in campo, aveva ritrovato alcuni dei suoi uomini, ne aveva accolti di nuovi ed era arrivato a giocarsi nuovamente una finale.

Non era ancora tornato a vincere.

Era tornato a esistere.

E quella, nel 2024/25, fu la vittoria più importante.

La squadra del Black nella stagione del ritorno, tra i fumogeni.
La squadra del Black nella stagione del ritorno, tra i fumogeni.

UN'ALTRA STAGIONE, UN ALTRO PASSAGGIO

Il ritorno, però, non conduce immediatamente a un trofeo.

Nella stagione successiva il Black prova a dare continuità al percorso. Andrea Ventisette è l'unico a lasciare il gruppo, mentre arrivano nuovi giocatori: Marchitelli, che pochi mesi prima aveva affrontato il Black nella finale con il Real Macid, Vincenzo Cacucciolo, proveniente dall'esperienza con i Gabbiani, Mirko Milella e Luigi Armiento.

Cambia anche la storia di Alessandro Cozzoli.

Dopo aver giocato in mezzo al campo nell'anno del ritorno, decide di rimettersi tra i pali. Alla seconda giornata, contro il Real Moderno, un infortunio al ginocchio mette però fine alla sua carriera da giocatore.

Sul campo quella del Black sarà una stagione senza particolari acuti: quinto posto ed eliminazione ai quarti di finale.

Potrebbe sembrare un'annata destinata a lasciare poche tracce.

E invece proprio durante quella stagione accade qualcosa di nuovo.

I giocatori sono diventati tanti. Abbastanza da permettere al Black Jack di sdoppiarsi e affrontare contemporaneamente due competizioni.

Nasce così il Black Project.

Alessandro Cozzoli e il gruppo del Black: un altro passaggio del percorso dopo il ritorno.
Alessandro Cozzoli e il gruppo del Black: un altro passaggio del percorso dopo il ritorno.

IL PRIMO BLACK PROJECT

Non viene costruita una semplice seconda squadra.

Nel Project arrivano calciatori importanti per la categoria. Ci sono Michele Gagliardi, Simone Delle Foglie, Cristian Correnti e Vito Colaianni, quest'ultimo con un passato in Serie D.

Sulla carta c'è qualità.

E anche il campo, almeno inizialmente, sembra dare ragione alla scelta.

Il Black Project disputa il torneo NXT, inserito in un girone a quattro squadre con gare di andata e ritorno.

E quel girone lo vince.

La classifica finale mette il Black Project al primo posto con 12 punti, davanti a Nasi Tattici Nucleari e TAM United, entrambe a 9, e Real Macid a 6.

La classifica NXT: BlackJackProject primo con 12 punti, Nasi Tattici Nucleari e TAM United a 9, Real Macid a 6.
DOCUMENTO D’ARCHIVIO · La classifica NXT: BlackJackProject primo con 12 punti, Nasi Tattici Nucleari e TAM United a 9, Real Macid a 6.

Il risultato, però, racconta soltanto una parte della storia.

Per Stefano Tataranni, che aveva immaginato quel progetto, qualcosa non aveva funzionato fino in fondo. Il Project aveva individualità importanti, esperienza e qualità tecnica. Ma non aveva ancora sviluppato quell'identità e quel senso di appartenenza che avevano accompagnato la rinascita del Black.

C'erano i nomi. Mancava ancora un'anima comune.

La vittoria del girone non cancella quella sensazione.

E ai quarti arriva il colpo definitivo.

Contro il Ghetto il Black Project perde 5-1.

Una sconfitta pesante, che chiude bruscamente la prima esperienza del Project e rende inevitabile una riflessione su ciò che quella squadra avrebbe dovuto diventare.

Il paradosso è tutto lì.

Il Project aveva vinto il suo girone. Ma non aveva convinto chi lo aveva costruito.

Per questo non viene abbandonato.

Viene ripensato.

Alcuni dei suoi uomini resteranno. Altri verranno affiancati da giocatori che, dal ritorno del 2024, avevano ricostruito un legame con il Black. E la squadra verrà affidata a una figura che quella storia la conosceva già da molto tempo.

Ma questa è la stagione successiva.

Ed è un'altra storia.

DAL RITORNO AL PROJECT

«Nel 2024 il Black era tornato a esistere.
Un anno dopo aveva provato perfino a sdoppiarsi.

Adesso doveva trasformare un insieme di giocatori in una squadra.»