Il risultato contro il Ludwig passa quasi in secondo piano. Simone Sifanno guarda oltre il 4-1 e manda un messaggio chiaro al Black Jack 09: adesso serve soprattutto diventare squadra.

«Abbiamo investito soldi, tempo, sacrifici e soprattutto ci abbiamo messo la faccia. Lo abbiamo fatto perché crediamo veramente nel Black e pensiamo di poter costruire qualcosa di importante. Proprio per questo chiediamo rispetto: per i compagni, per chi lavora dietro, per chi ci sostiene e per la maglia che indossiamo».

Il vicepresidente insiste soprattutto sugli atteggiamenti all'interno del gruppo:

«Possiamo discutere, avere idee diverse e sbagliare, ma non possiamo perdere il rispetto l'uno per l'altro. Il Black Jack per me non è un semplice logo, fa parte della mia vita. Non chiediamo a nessuno di essere perfetto, ma di essere serio, presente, leale e di dare tutto quello che ha. Abbiamo bisogno di diventare squadra».

«FIDUCIA IN COZZOLI»

Nel percorso di crescita Sifanno assegna un ruolo importante anche ad Alessandro Cozzoli:

«Il mister avrà un ruolo fondamentale. Conosciamo quanto tenga al Black e abbiamo fiducia in lui. Dovrà essere il primo, insieme alla società, a guidare il gruppo verso quel salto di mentalità che chiediamo a tutti».

Poi il pensiero va alle aziende che hanno scelto di accompagnare il progetto biancorosso.

«Gli sponsor devono poter guardare il Black ed essere orgogliosi di noi. Dobbiamo dimostrare che la loro fiducia e gli investimenti fatti vengono rispettati. Da oggi vogliamo meno parole e più fatti: più rispetto, sacrificio, attaccamento alla maglia e voglia di costruire».

«VOGLIAMO IL SALTO NEL CALCIO A 11»

E Sifanno mette sul tavolo anche l'obiettivo per il futuro:

«Vogliamo che questo sia l'ultimo anno del Black nel calcio a 7. La nostra intenzione è fare il salto nel calcio a 11 e partecipare a un torneo nazionale, costruendo un progetto ancora più serio e ambizioso. Ma per arrivare a quel livello dobbiamo iniziare già oggi a comportarci come una squadra di quel livello».

Infine il messaggio al gruppo:

«Noi a questo progetto crediamo davvero e siamo pronti a continuare a fare la nostra parte. Ma nessuno può farcela da solo. Il Black non è di una persona, il Black siamo tutti noi. E se vogliamo un Black più grande, dobbiamo prima di tutto diventare una squadra».