Mancano due giorni all'esordio contro l'AS Libertà e per il Black è arrivato il momento di lasciarsi alle spalle il precampionato. Una rosa profondamente rinnovata, aspettative importanti e un club che negli ultimi mesi ha continuato a crescere anche fuori dal campo. Dall'incontro con il sindaco di Bari Vito Leccese allo spot capace di superare le 12mila visualizzazioni, passando per il nuovo sito e l'inno “Noi siamo ancora qua”.

A fare il punto è il presidente Giosè Monno, tra campo, organizzazione e quel modo particolare di vivere e raccontare il Black che accompagna il gruppo praticamente dalla sua nascita.

Presidente, ci siamo: giovedì comincia il campionato. Con quale stato d'animo arrivi all'esordio?

«Sereno. Conosco il potenziale di questa squadra, quello che può dare dal punto di vista tecnico e conosco l'esperienza dei singoli. Adesso sarà il campo a dirci se abbiamo lavorato bene. Cozzoli e i ragazzi devono essere lasciati lavorare tranquilli, senza pressioni».

L'ultimo test contro il San Paolo si è chiuso con una vittoria per 5-4 dopo una rimonta importante. Hai visto qualcosa di diverso?

«Un'amichevole resta una partita senza punti in palio e quindi non può dare indicazioni definitive. Però quando siamo andati sotto di due gol ho visto una voglia di vincere che mi ha sorpreso in positivo. La squadra non ha accettato la sconfitta e ha continuato a crederci. Questo è l'atteggiamento giusto».

Con l'arrivo di Francesco Arsale la rosa può considerarsi definitivamente completa?

«Sì, siamo al completo. Anzi, forse siamo anche troppi (sorride, ndr). Mazzeo ha lavorato bene e credo che la rosa sia di prima qualità. Cozzoli ha tante soluzioni a disposizione. Sono particolarmente contento per Francesco, perché è uno storico del Black pur non avendo mai vestito la nostra maglia. In qualche modo ha sempre fatto parte di questo mondo e adesso lo farà anche da calciatore».

Se il campo deve ancora dare le sue risposte, fuori avete già vissuto mesi particolari: l'incontro con il sindaco di Bari, uno spot arrivato a oltre 12mila visualizzazioni, il nuovo sito e adesso persino un inno. Ti aspettavi questa crescita?

«Sinceramente alcune cose hanno sorpreso anche me. Consegnare la nostra maglia al sindaco di Bari, vedere uno spot del Black superare le 12mila visualizzazioni, avere finalmente un nostro sito e adesso persino un inno sono soddisfazioni enormi. Ma la cosa che mi rende più orgoglioso è che non abbiamo inventato un personaggio: questo modo di vivere il Black esiste dal 2009.
Quando eravamo ragazzini avevamo già un giornale, facevamo interviste, pagelle e video con i mezzi che avevamo. Poi siamo arrivati a organizzare tornei con 35 squadre. Oggi la tecnologia rende tutto più semplice e ci permette di raggiungere molte più persone, ma lo spirito è rimasto quello».

Avete utilizzato anche una definizione particolare: il Black come “parodia del calcio vero”. Cosa significa?

«Che siamo perfettamente consapevoli di quello che facciamo. Ci divertiamo a raccontare un acquisto come fosse un colpo di mercato o una partita di calcio a sette come fosse una finale di Champions. Ci prendiamo poco sul serio, ma prendiamo molto sul serio il Black. È sempre stato questo il nostro modo di divertirci».

In questa crescita hanno un ruolo importante anche i partner. Che rapporto vuole costruire il Black con chi decide di sostenerlo?

«Per noi un partner non è semplicemente un logo da mettere sulla maglia. Se un'attività decide di legare il proprio nome al Black significa che crede in quello che facciamo e noi dobbiamo cercare di restituire quella fiducia attraverso visibilità, presenza e coinvolgimento. Anche tutto il lavoro che stiamo facendo sulla comunicazione serve a questo.
Il Black funziona quando ognuno comprende di essere parte di qualcosa: calciatori, staff, dirigenti, partner e tutte le persone che dedicano tempo a questo club. Nessuno viene prima degli altri. Se riusciamo a far crescere insieme tutte queste componenti, allora cresce davvero il Black».

E questo comporta anche chiedere qualcosa in più a chi decide di indossare questa maglia?

«Sicuramente. Il Black deve rimanere prima di tutto divertimento, altrimenti avremmo perso il senso di quello che facciamo. Però divertimento non significa superficialità. Nessuno pretende atteggiamenti da professionisti, perché non lo siamo e non vogliamo fingere di esserlo. Allo stesso tempo non mi piace utilizzare la parola “amatoriale” come alibi per giustificare qualsiasi cosa.
Quando scegli di far parte del Black ti chiediamo serietà, presenza e soprattutto appartenenza. Non credo sia pretendere troppo. Significa semplicemente avere rispetto per la maglia e per tutte le persone che dedicano tempo a questo club».

In questo percorso è arrivato anche “Noi siamo ancora qua”. Che effetto ti ha fatto ascoltare il nuovo inno?

«Mi sono emozionato. E sono orgoglioso di avere un cantautore in squadra, non tutti possono permetterselo (sorride, ndr). Stefano ha realizzato un pezzo in onore della nostra amicizia e credo sia questo l'aspetto più bello. Se tra dieci anni dovessimo essere davvero “ancora qua”, quel brano avrà un significato ancora più importante».

Torniamo al campo. Giovedì troverete un'AS Libertà giovanissima, con nessun giocatore sopra i 22 anni. Che partita ti aspetti?

«Sicuramente non va presa sotto gamba. Scherzando ho detto ai ragazzi: “Giocherete contro i vostri figli!”. E alcuni, in realtà, potrebbero davvero esserlo (sorride, ndr). Sarà una bella partita e dovremo affrontarla con la massima attenzione. Poi il Black non ha mai perso all'esordio: più motivazione di questa...».

Ultima: cosa chiedi al Black per questa stagione?

«Cattiveria agonistica, voglia di vincere qualcosa con questa maglia e soprattutto appartenenza. Poi, se alla fine non vinceremo nulla, pazienza. L'importante sarà aver dato tutto e non avere rimpianti».